Possiamo giudicare la performance di un individuo dai risultati che ottiene?

La risposta sicuramente dipende anche dalla professione: se sei un dentista direi piuttosto di sì, se sei un trader direi che anche la fortuna lì gioca un certo peso nei risultati che ottieni.

Nelle organizzazioni in genere si premiano soprattutto i risultati e, talvolta, anche i comportamenti agiti per ottenere quei risultati. I sistemi premianti, infatti, possono affiancare al cosa il lavoratore deve ottenere (il risultato), anche il come (il comportamento agito).

A parte i venditori, questi sistemi in genere valgono allo stesso modo per tutti i dipendenti coinvolti nel sistema premiante.

Ma è giusto che sia così?

Guardiamo per un momento a quanto di più lontano esista dal mondo aziendale: al mondo classico, l’Iliade per esempio, madre della nostra civiltà. Lì un eroe è tale perché mette in atto dei comportamenti eroici, non perché vince o perde un combattimento. Patroclo, per esempio, viene ucciso quasi subito. Ciò che lo rende eroe non sono i risultati che ottiene, ma il suo comportamento eroico di fronte al broncio di Achille, che se ne restava chiuso in tenda.

Tornando al mondo aziendale, i manager e chi si occupa di risorse umane non possono dimenticare che ci sono professioni più intaccate dal caso e dalla variabilità del business, e altre che lo sono meno. Soprattutto nel primo caso, giudicare la performance solo sulla base dei risultati ottenuti può risultare iniquo.

Per entrambi i casi, ma in misura diversa, è importante adottare dei sistemi premianti che incentivino anche i comportamenti virtuosi, oltre che i risultati. Naturalmente questo passa per la costruzione di un modello comportamentale aziendalmente riconosciuto, che premi competenze come la resilienza. Inoltre, anche stimolare una cultura organizzativa che accetti il fallimento, può favorire l’innovazione.

Non dobbiamo mai dimenticarci che c’è una sola cosa che sfugge al caso e alla fortuna: i nostri comportamenti, non i risultati che otteniamo.

Questo vale anche dal punto di vista personale e, quando ci rattristiamo per un fallimento, possiamo trovare conforto pensando che, dopo tutto, almeno abbiamo agito al meglio che potevamo.

Che dire allora, buona fortuna!

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