Molti di noi sono cresciuti credendo nella “profezia”: sii bravo nello studio, prendi una laurea “seria” e poi trova un’azienda che ti assuma per sempre. Ma questo valeva ai tempi dell’economia industriale.

Oggi, invece, nell’economia della conoscenza non c’è più questo atteggiamento “esclusivo” verso il proprio lavoro, e la carriera è solo uno dei tanti progetti che una persona ha. Vuoi per la maggiore flessibilità richiesta, vuoi per un’attitudine alla fedeltà meno forte, non c’è più questo legame forte, totalizzante, tra l’individuo e il proprio datore di lavoro, e ciascuno si sente “appartenere” a più dimensioni.

Se per decenni la centralità del lavoro è stata un punto fisso, oggi le nuove generazioni sono più “multicentriche” e sono attratte da poli di interesse diversi.

Questa realtà è un dato di fatto e le organizzazioni se ne devono rendere conto, pensando anche a servizi di counseling organizzativo che sappiano intercettare possibili azioni di miglioramento per non perdere i talenti migliori.

Perchè le persone sempre più spesso si chiedono di cosa hanno bisogno per mantenere una buona employability, sapendo bene la differenza tra “avere” un lavoro sicuro oggi, ed asperare ad “essere” sempre più un professionista a valore domani.

Perché l’essere è la sostanza che resta alla fine e che nessuno ci può può togliere: ad esempio posso perdere tutte le foto digitali della mia vita se l’hard disk si brucia, ma quei ricordi che sono parte del mio essere mi resteranno per sempre nella memoria.

Cosa centra questo con il lavoro? Centra molto, perché l’individuo sarà sempre più portato a chiedersi cosa gli da il proprio lavoro in termini di avere e di essere.

Il posto di lavoro desiderato, nell’economia della conoscenza di oggi, per il lavoratore è una palestra per:

  • mettersi nelle condizioni di svolgere un lavoro dove puoi usare le suecompetenze o acquisirne di nuove
  • che gli fornisce occasioni e reddito sufficiente per formasi e crescere ancora di più.

Anche le aziende migliori se ne stanno accorgendo e puntano sempre più sulla formazione come strumenti per trattenene i talenti.

Ricordiamoci le parole di Mirna Loy, un’attrice statunitense: “La vita non è un avere e un prendere, ma un essere e un diventare”.

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