La gestione delle diversità presenti in azienda mostra una profonda connessione con il counseling.

Innanzitutto, per diversity management ci si riferisce ad un approccio diversificato alla gestione delle risorse umane, finalizzato alla creazione di un ambiente lavorativo inclusivo, in grado di favorire l’espressione del potenziale individuale e di utilizzarlo come leva strategica per il raggiungimento degli obiettivi organizzativi.

Sebbene in Italia l’accezione predominante ponga l’accento sulla “tutela” dei dipendenti più deboli, la diversità fa riferimento alle differenze di genere, di etnia, di età, di orientamento sessuale, di cultura e disabilità, fino ad arrivare alle differenze di conciliazione tra vita privata e lavorativa che possono cambiare da individuo a individuo. L’obiettivo è, in definitiva, arrivare al riconoscimento di una “diversità diffusa”, che contraddistingue ogni persona.

Affrontare questi aspetti rende l’azienda non solo un ambiente più piacevole da vivere, ma consente anche di creare un vantaggio competitivo rispetto alle altre realtà, in quanto permette di:

  • migliorare efficienza e produttività, grazie ad un clima organizzativo accogliente e pervaso da una comune accettazione;
  • aumentare il benessere dei lavoratori a favore di creatività e innovazione;
  • attrarre risorse di talento e ridurre il turn overdel personale;
  • migliorare il livello qualitativo della propria offerta aziendale con riflessi positivi anche sulla soddisfazione dei clienti;
  • aumentare la motivazionee la qualità della vita lavorativa andando a ridurre fenomeni negativi come conflitti, mobbing, discriminazioni.

In tal senso l’azienda normalmente si dota di tre tipi di intervento:

  • indagini sul clima organizzativo: survey per rilevare il grado di percezione aziendale su questi aspetti e per realizzare opportune e mirate azioni di miglioramento;
  • formazione e seminari a diversi livelli alla popolazione aziendale su tematiche come la discriminazione, le diversità, il pregiudizio;
  • coachingindividuale e di gruppo per migliorare il rapporto con la propria diversità e i rapporti con i colleghi.

Perché, dunque, il diversity management può essere una dimensione organizzativa molto appropriata all’interno della quale muovere un intervento di counseling? La principale risposta risiede nella natura di questa disciplina, che si fonda sulla fiducia nella capacità umana di autorealizzarsi a partire proprio dal desiderio di voler essere continuamente se stessi.

Si pensi solo alla definizione di empatia che dà Carl Rogers: “Mettersi nei panni della persona, non giudicarla, non valutarla, accettare la sua unicità e individualità, non dirigerla, non dirle cosa fare, ma ascoltarla affinché apprenda ad ascoltarsi, per comprendersi e gestire da sé, in modo autonomo, le sue difficoltà”.

Insomma, sia il counseling aziendale che il diversity management trovano terreno comune nel rispetto dell’unicità dell’individuo e nella valorizzazione della sua diversità.

In tal senso l’intervento di counseling può arricchire l’ambiente aziendale grazie sia all’atteggiamento di autenticità e di accettazione perseguito dal counselor, sia attraverso le tecniche specifiche che puntano ad accogliere e comprendere la diversità di ciascun individuo. Inoltre, può inserirsi in dinamiche di gruppo attraverso percorsi di facilitazione (piuttosto che direttivi) che mirino a dar valore alle diverse “voci”. Infine, può aiutare il cliente, attraverso incontri individuali, a riflettere sulla propria natura e unicità e ad affrontare impasse emotive legate alla nostra percezione di diversità e desiderio di “normalità”, per sperimentare nuove modalità di relazionarsi con gli altri e con se stessi.

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