Il counseling è un approccio integrato alla dinamica dell’aiuto che può prendere come riferimento moltissime scuole di pensiero.

Per l’esperienza vissuta sul campo, però, ce ne sono due che si sono rivelate particolarmente utili: il counseling “breve” e l’approccio “narrativo”.

Del counseling breve sento molto vicina la convinzione secondo la quale i possibili semi delle soluzioni, rispetto ai problemi, esistono già all’interno delle persone e delle loro storie, e le stesse soluzioni possono essere rintracciate, spesso assai velocemente, nelle esperienze eccezionali in cui il problema è assente.

In particolare, la bellezza che mi ha colpito dell’approccio narrativo può essere sintetizzata in un concetto: questo modo di fare counseling finisce per assumere la forma di una commedia per la quale la vita stessa diventa un continuo progetto narrativo, in cui siamo tutti narratori, ciascuno con le proprie responsabilità.

Entrambi gli approcci si sono rivelati molto funzionali per guidare gli incontri in tre ambiti:

  • ricerca della brevità dell’intervento (la durata): ho capito che l’assunto secondo cui problemi grandi richiedono molto tempo per risolverli non è sempre vero; tutto sta nell’individuare una meta specifica dove si vuole arrivare e un sentiero il più chiaro e “dritto” possibile;
  • individuazione veloce dell’obiettivo (il “cosa”): la “domanda miracolo” di De Shazer mi ha spesso aiutato ad avvicinarmi al problema circoscritto da affrontare di fronte a clienti che spaziavano tra svariati temi oggetto di problematiche;
  • monitoraggio (il “come”): strumento che ho trovato molto utile sono le mappe, efficaci per orientare il cliente nella direzione del cambiamento auspicato, capire insieme il punto di partenza e, tra un incontro e l’altro, comprendere il grado di evoluzione raggiunto.

Andando oltre l’utilità immediata, credo che la potenza dell’approccio narrativo risieda nella sua relazione con lo sviluppo dell’identità della persona, tema più volte citato. Ciò accade in quanto la narrazione che il cliente fa della storia può essere una ricca sorgente di riflessione sul proprio percorso professionale. Il counseling aziendale, in altre parole, può rappresentare un momento dedicato all’acquisizione di maggiore consapevolezza della propria identità in funzione del proprio percorso di evoluzione lavorativa, narrato questa volta in modo più funzionale rispetto alla voce interna alla quale il cliente continua a dar fiato nei sui pensieri.

Così inteso, l’intervento di counseling si configura specialmente come un’attività di ascolto dove il cliente racconta la sua storia e se questa è problematica, il counselor facendo leva sulla propria empatia tenta, insieme al dipendente, una revisione di quanto narrato verso una “biografia” più funzionale alla vita e all’adattamento sociale.

Si tratterà di favorire di una ricostruzione che restituisca altre storie, dove questi problemi siano visti da un punto di vista diverso e costruttivo, per arrivare ad un racconto della storia del cliente in una prospettiva di sviluppo di vita.

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