Il counseling è una relazione di aiuto che parte dall’analisi di difficoltà momentanee del cliente e, attraverso un ascolto attivo e una relazione empatica, tende a migliorare la consapevolezza di sé, costruendo una nuova visione di tali vissuti.

Ultimo aggiornamento 8.11.2017

Secondo Asso Counseling, associazione italiana di categoria, il counseling professionale è definito come: “un’attività il cui obiettivo è il miglioramento della qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione; il counseling offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e stati di crisi e rinforzare capacità di cambiamento.”

Questo cambiamento accade più facilmente in un clima di accettazione e assenza di giudizio dei propri vissuti emotivi. Il counselor, infatti, è un professionista esperto nel creare le condizioni ottimali per l’esplorazione, la comprensione di sé e la crescita.

Personalmente definisco il counseling come un processo che mira a migliorare la qualità di vita del cliente, sostenendo e sviluppando le potenzialità della persona, promuovendone atteggiamenti attivi, propositivi e stimolando le capacità di scelta.

Il counseling è orientato al benessere e per questo può sostenere il cliente a esplorare i processi evolutivi che sta vivendo, le fasi di transizione e gli stati di crisi o di opportunità.

Questo processo parte dall’analisi della situazione descritta dal cliente, fatta di pensieri, emozioni, bisogni, desideri, ricordi e sogni, cercando di migliorare la consapevolezza sulla fase che la persona sta vivendo (la cosiddetta “esplorazione”). Successivamente si individua un obiettivo specifico e si cercano, counselor e cliente insieme, possibili soluzioni attuando un preciso piano di azione.

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